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Chi vuol esser procidano?

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a cura di
Porfirio Tramontana


Come abbiamo già riportato, il mare non ha potuto difendere l'isola dalle continue scorribande che interessarono tutto il litorale flegreo dall'VIII sec. almeno fino a tutto il XVIII secolo.

Sebbene ufficialmente dipendente dalla Ducea Napoletana, Procida cominciò a difendersi autonomamente rinforzando militarmente le proprie coste per prevenire le invasioni che comunque non le furono risparmiate e ben presto si trasformò in un piccola roccaforte (Terra Murata).

Non bastarono gli scogli, le murate e le tre torri costruite (che poi costituiscono anche lo stemma del Comune) a fermare la terribile e devastante forza degli invasori.

Dopo i Visigoti già dall'845 d.C. i saraceni si erano dimostrati padroni assoluti del Golfo di Napoli con la distruzione di Miseno i cui abitanti, per volere del Duca di Napoli, si erano rifugiati proprio a Procida.

Durante questi secoli l'intera area procidana subì un processo di profonda trasformazione dividendosi in area urbanizzata (quasi esclusivamente costituita da Terra Murata) e area rurale coltivata nelle pause tra un assedio e l'altro. L'economia divenne nuovamente da marittima ad agricola.

Dragut, Siman Pascià, Barbarossa sono nomi che rappresentarono nei secoli lutti e terrore per i procidani. Proprio al nome del pirata Barbarossa è legata l'apparizione dell'Arcangelo Michele (Patrono dell'Isola) che, invocato dagli isolani, mise in fuga i pirati.  

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ultimo aggiornamento: 01/09/2010