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Come abbiamo già riportato, il mare non ha potuto difendere l'isola dalle continue scorribande che interessarono tutto il litorale flegreo dall'VIII sec. almeno fino a tutto il XVIII secolo. Sebbene ufficialmente dipendente dalla Ducea Napoletana, Procida cominciò a difendersi autonomamente rinforzando militarmente le proprie coste per prevenire le invasioni che comunque non le furono risparmiate e ben presto si trasformò in un piccola roccaforte (Terra Murata). Non bastarono gli scogli, le murate e le tre torri costruite (che poi costituiscono anche lo stemma del Comune) a fermare la terribile e devastante forza degli invasori. Dopo i Visigoti già dall'845 d.C. i saraceni si erano dimostrati padroni assoluti del Golfo di Napoli con la distruzione di Miseno i cui abitanti, per volere del Duca di Napoli, si erano rifugiati proprio a Procida.
Dragut, Siman Pascià, Barbarossa sono nomi che rappresentarono nei secoli lutti e terrore per i procidani. Proprio al nome del pirata Barbarossa è legata l'apparizione dell'Arcangelo Michele (Patrono dell'Isola) che, invocato dagli isolani, mise in fuga i pirati. |
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