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IL TERRITORIO DI PROCIDA: NATURA E RISORSE
di Rosario Lubrano Lavadera
 

Morfologia e natura geologica
L’isola di Procida, inquadrata con Ischia e Vivara nel complesso geo-vulcanologico dei Campi Flegrei, è un isola di origine vulcanica originata dall’attività, riconducibile al I periodo Flegreo (30.000-35.000 anni fa), di diversi e distinti centri eruttivi, alcuni dei quali individuabili nella morfologia semiarcuata  di alcuni tratti costieri.

Essa presenta una morfologia mediamente pianeggiante e poco articolata, dal punto di vista altimetrico si sviluppa intorno alle quote di 30-35 m s.l.m., ad eccezione dei promontori di Terra Murata 91 m s.l.m., di Solchiaro 65 m s.l.m., di quello compreso tra Punta Ottimo e Capo Bove 65 m s.l.m. e dell’isolotto di Vivara  108 m  s.l.m.

Tale morfologia è riconducibile alla intensa attività dei centri eruttivi ed alle grosse quantità di materiale piroclastico eiettate, che si sono depositate colmando le depressioni e rendendo pressocchè pianeggiante il territorio.

  La formazione del terreno agrario ha avuto origine dall’azione disgregatrice di natura fisica, chimica e microbiologica operata su substrati di natura vulcanica provenienti dall’attività dei centri eruttivi dell’isola, e in parte dai prodotti piroclastici provenienti dall’attività  vulcanica dei Campi Flegrei.

I risultati di tali attività sono individuabili nelle formazioni di tufo trachitico e brecce trachitiche del vulcano di Pozzovecchio, nei tufi latitici del Fiumicello nei prodotti  trachitici,  costituiti da pomici e ceneri scorie saldate e breccia, verso est tra punta Pioppeto e Sancio Cattolico, nei banchi piroclastici di Chiaia  e Chiaiolella ecc., e nelle ceneri e pomici rinvenibili su tutto il territorio di Procida e  su Vivara  forse  provenienti dai Fondi di Baia.

La matrice vulcanica descritta in virtù della presenza di tutti i macro e microelementi necessari alle colture, è garanzia di buona fertilità chimica del terreno, che insieme ad un’equilibrata tessitura, consente la formazione di una struttura in grado di garantire, mediante la coesistenza delle fasi solida, liquida e gassosa, la vita di organismi inferiori, protozoi, funghi, alghe e batteri cui è dovuta la fertilità biologica del terreno e la mineralizzazione della sostanza organica.


Agricoltura e prodotti tipici 

Tutte queste condizioni, unitamente all’ubicazione dell’isola, a ridosso delle coste occidentali di una penisola esposta liberamente ai venti occidentali provenienti dal mare e predominanti alle latitudini intermedie e, contemporaneamente protetta dall’arco dell’Appennino Centrale dai venti freddi e continentali del Nord-est, hanno consentito un rilevante sviluppo delle attività agricole, almeno fino alla fine degli anni ’60.

Infatti, grazie alla tipicità di alcuni prodotti alle loro caratteristiche qualitative ed organolettiche, ed alla possibilità di anticipare le produzioni, complice la favorevole esposizione geografica, gli operatori del settore hanno saputo conquistare i mercati della provincia ed  anche parte di quelli nazionali.

I limoni ed i carciofi di Procida, specialmente, hanno ricevuto e continuano tuttora a ricevere apprezzamento e riconoscimento da parte dei consumatori più attenti ed esigenti.

I primi, probabilmente appartenenti al ceppo del “Femminello comune” -  sfusato amalfitano  si presentano con flavedo di colore giallo citrino,  ghiandole oleifere fitte con buona dotazione di olii essenziali, bassa acidità a maturazione

La forma dell’esperidio è ellittica allungata e simmetrica con umbone grande e arrotondato, l’albedo è molto spesso, tutte queste caratteristiche, accompagnate dall’intenso profumo e dall’aroma tipico sono alla base del suo tradizionale consumo fresco.

I carciofi procidani sono probabilmente da ascrivere al tipo Romanello,  tuttavia, in zona si presentano con caratteri distintivi propri tra i quali spicca la intensa colorazione viola dei capolini che raggiungono, a maturazione della carciofaia, dimensioni ragguardevoli conservando  intatta tutta la tenerezza.

A questi si possono aggiungere altri prodotti, non ugualmente esclusivi che  hanno  contribuito a valorizzare un settore che fino a qualche decennio fa rappresentava una voce non secondaria nella composizione del reddito dell’isola.

Si possono citare a riguardo le uve da tavola di Solchiaro, le albicocche, le patate novelle e  soprattutto il vino:  il rosso, prodotto con uvaggi di aglianico, piedirosso e “tintora”;  il bianco con  uvaggi di “tenedda”, (la biancolella di Ischia), di  falanghina, di “luvanta”, e di altre varietà locali,  tutte attualmente,  quasi completamente sostituite da vitigni più noti, meno tipici, ma  in qualche   caso migliori. 


Declino e prospettive di rilancio 

Tuttavia, negli ultimi tempi, in un quadro di generale liberalizzazione dei mercati, molti fattori stanno contribuendo al declino delle attività agricole: la costante contrazione della superficie agricola utilizzata, l’elevata frammentazione aziendale, la riduzione continua, nel tempo, del numero degli addetti, descrivono uno scenario in cui   l’impresa agricola si colloca al di fuori dei processi di modernizzazione tendenti al recupero di efficienza e di competitività.

Inoltre la concorrenza di settori economicamente più vivaci, che assicurano maggiore redditività, tende a rendere sempre più marginale il ruolo dell’agricoltura, fenomeno storico, quest’ultimo, che è stato su larga scala, alla base del processo socio-economico che ha condotto all’industrializzazione prima e allo sviluppo del settore  terziario successivamente.

Fin qui le considerazioni svolte hanno riguardato i tradizionali aspetti mercantili dell’agricoltura, ma una visione più ampia e moderna riconosce ai sistemi rurali un ruolo fondamentale per l’affermazione di un nuovo tipo di turismo, più selettivo e per questo più sostenibile per il delicato assetto   paesaggistico-territoriale  dell’isola di Procida,  modellato nel tempo, anche grazie al  contributo di  generazioni di agricoltori.

Pertanto è necessario ripensare e dare sostegno  al sistema agricolo locale, che già  presenta una forte valenza paesaggistico-ambientale  non più come settore produttivo mercantile a se, ma come essenziale strumento di tutela dell’ambiente di valorizzazione del territorio  e di  sviluppo sostenibile nell’ambito  di un sistema ad utilizzo plurimo di risorse e attività  in cui gli elementi  essenziali sono rappresentati da risorse naturali, soggetti pubblici e privati,  istituzioni, attività, beni culturali, tradizioni.

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ultimo aggiornamento: 10/03/2010