dal 2001 on line 
per procidani 
vicini e lontani

 

 
allarme_atomico




























INCUBO CHIMICO-NUCLEARE PER PROCIDA, 

ISCHIA E L’INTERO GOLFO DI NAPOLI ?

Con la fine della Guerra Fredda emergono notizie su una possibile polveriera chimico-nucleare sepolta nei fondali tra Procida ed Ischia ed il possibile spettro di una Chernobyl del Golfo di Napoli.

Dopo la pubblicazione di ieri da parte del quotidiano LA REPUBBLICA, pubblichiamo due distinti approfondimenti relativi agli ordigni probabilmente presenti nelle nostre acque, sia risalenti all’immediato dopoguerra, sia quelli relativi al periodo della Guerra Fredda. Sono quasi dieci anni che la grande stampa, con sospetta intermittenza, informa l’opinione pubblica della eventuale polveriera chimica nucleare sepolta negli “abissi marini” tra Procida ed Ischia. La prima volta che apprendemmo di queste agghiaccianti notizie risale a circa 7 anni fa, quando leggemmo due sconvolgenti articoli di Riccardo Bocca sul settimanale “L’Espresso” che intitolava i due suoi servizi “ALLARME ATOMICO NEL GOLFO” e “QUATTRO SILURI E UN CANYON”. Il giornalista descriveva un “canyon sottomarino” a 150 metri di profondità, un sottopassaggio fra le due isole utilizzati per decenni dai sommergibili della NATO. Secondo il noto “consulente” della commissione parlamentare Mitrokhin, Mario Scaramella, il 10 gennaio 1970 ben 11 sottomarini sovietici entrarono in acque territoriali italiane, mentre almeno uno avrebbe sganciato un numero imprecisato (forse 4)  di siluri atomici tattici depositati nell’area del golfo di Napoli. Il sottomarino era armato con 24 siluri nucleari di due tipi diversi, costruiti per un impiego anti portaerei o anti-sommergibile. Furono utilizzati nello specifico per minare l’area ove stanziavano le unità della Sesta Flotta della Marina USA. Secondo quanto riportato dal giornalista Bocca il medesimo sommergibile affondò tre mesi dopo l’operazione nell’Atlantico del Nord-Est con un carico di “soli” 4 siluri nucleari. Conseguentemente si teme che nel Golfo di Napoli siano allocati circa venti ordigni devastanti. All’epoca (2005) Bertolaso comunicò a L’ESPRESSO che le forze armate conoscevano da sempre la questione senza averne conferme ufficiali . Sempre dai servizi del settimanale di 7 anni fa risulterebbe che la Commissione Mitrokhin riteneva molto probabile l’allocazione in zone costiere strategiche di ordigni nucleari; che era noto e frequente il massiccio uso di scorie radioattive collocate dall’intelligence sovietica in aree di interesse strategico, nonché il massiccio affondamento di materiale radiologico in prossimità di base americane e il contestuale impiego del KGB per sollevare scandalo contro la Marina degli USA. Inoltre a proposito del famigerato episodio che sarebbe avvenuto nelle acque tra Procida e Ischia, il quotidiano IL ROMA, in data 14 gennaio 1970 scriveva che 4 giorni prima “37 navi da guerra sovietiche e dieci sottomarini si trovavano nel Tirreno”. Un ufficiale della direzione generale dello spionaggio russo affermò  che “solo una persona naif può credere che i sottomarini russi non siano mai entrate nelle acque italiane: in quel periodo l’Unione Sovietica era molto preoccupata di posizionare mine ed altre armi nucleari, perché in caso di guerra serviva una accurato dispiegamento dell’armamento nucleare”. Dai dossier Mitrokhin risulterebbe che un più piccolo sottomarino, ausiliario a quello che eseguì l’operazione, ebbe un impatto nello specchio d’acqua tra Ischia e Procida, con il traghetto ANGELINA LAURO, fatto confermato tra l’altro dall’intero equipaggio della nave di linea. In relazione a tale sinistro i documenti che si dovrebbero normalmente trovare presso le capitanerie, Scaramella informò la Commissione Mitrokhin che furono fatti sparire da ignoti e non più rintracciabili, precisando tra l’altro che all’epoca c’erano ben tre traghetti denominati “ANGELINA LAURO”, ma sparirono proprio le carte inerenti la nave oggetto del sinistro! Un caso?  a cura di SALVATORE IOVINE

   
                                                                                            

il_golfo_veleni






















errore_lapideIL RESTAURO 

E GLI ERRORI DA CANCELLARE 

SULLA LAPIDE DEI MARTIRI

In piazza dei Martiri in questi giorni sono presenti i ponteggi per eseguire i restauri sia sulla statua di Antonio Scialoja, sia sulla stele che ricorda la carneficina del 1799. Sarebbe una ottima occasione per quanto concerne la lapide dei martiri, provvedere alla rimozione degli errori storici ivi trascritti. Infatti l’abate anticurialista Marcello Eusebio Scotti non morì a Procida, ma fu giustiziato e sepolto a Napoli il 4 gennaio 1800, ossia 6 mesi dopo i martiri procidani.  Analoga sorte ebbe Stefano Coppola che fu giustiziato e sepolto a Monte di Procida. Sulla stele è, invece, trascritto che "... per mano del carnefice cadevano in questo luogo..." 
A tutt'oggi l'unica lapide corretta dal punto di vista storico è quella presente presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che risale a soli 13 anni fa, in quanto realizzata in occasione del bicentenario delle rivolte del 1799.
  

SAL. IOV.

   restauro_lapide
restauro_scialoja






















Giovani_in_dialogo
PAURA E DESIDERIO

GIOVANI E PRETI A CONFRONTO

Due mani in tensione: per quanto diverse possano essere queste due parole, la tensione tra desiderio e paura costituisce una dialettica che segna in profondità la condizione umana.
 

Venerdì 24 febbraio dalle ore 20.30 alle 23.00

presso la sala PIO XII alla Chiaiolella con Don Lello Ponticelli.







VINCENZO CAPEZZUTO 

E LA POLITICA DEGLI ANNUNCI: 

PAROLE, PAROLE, PAROLE ...

HANDICAP
Come eredità del 2011 (ed in molti casi ancora prima) ci siamo portati avanti una serie di “Annunci” 
di mirabolanti opere ed iniziative che dovrebbero,
prima o poi, stravolgere, in meglio speriamo, 
la vita dei cittadini procidani. 
Considerato che la cosa,  qualora si verificasse, non potrebbe che
 illuminarci di gioia, senza che alcuno si prenda “collera”
ne riprodurremo un breve promemoria per non dimenticare (sempre in evidenza) e, quando l’intervento sarà portato a termine, sarà posto in evidenza nelle cose “fatte”. 
Per la precisione questo avverrà  a fronte di atti pubblici, ovviamente, e non di annunci o chiacchiere!!!




  1. Apertura al pubblico di Vivara ?
  2. Lavori Piazza della Repubblica?
  3. Passaggio dell’ex complesso carcerario di Terra Murata ?
  4. Zona a Traffico Limitato del centro storico ?
  5. Apertura delle buste (rinviata da quasi due mesi a data da destinarsi) per il nuovo gestore della raccolta rifiuti? 
  6. Apertura delle buste (rinviata a data da destinarsi) per la vendita immobili Corricella ?
  7. Programma degli eventi stagione 2012 ?
  8. bike sharing e mobilità sostenibile?
  9. Progetto fotovoltaico edifici pubblici?
  10. Vendita quote Isola di Procida Navigando ?
  11. Piano di utilizzo ex Chiesa di San Giacomo ?
  12. Piano di utilizzo impianto sportivo di via Salette ?
  13. Rimozione completa cassonetti interrati ?
  14. Problematica Bannock ?
  15. Problematica Stazione Marittima ?
  16. Molo dei Pescatori e punto pesca in via Roma ?

di Francesco Lubrano del sito www.procida.blogolandia.it



posta

TUTTI PAZZI 

PER LA PROCIDA 

CHE NON C'È PIU' !
 
SU FACEBOOK INCREDIBILE BOOM DI CONTATTI 
PER LA STORIA FOTOGRAFICA DELL'ISOLA

“Ma no, quello è tuo padre? Con quei capelloni? E diceva a te di tagliarli…” “E guarda in questa dall’alto come è bello il porto della Chiaiolella, solo gozzi e senza pontili!” “E com’è bella questa strada senza macchine, non ti da una sensazione di libertà e di pulizia?”

Sono alcuni dei commenti che si è soliti fare quando su Facebook si guardano le foto del gruppo “Storia fotografica dell’isola di Procida”, ideata da Mimmo Scotto di Perta. Foto risalenti a cinquanta, sessanta anni fa ma anche più recenti accomunate dal fatto che mostrano una Procida che in buona parte non c’è più.

E’ vero, siamo nell’epoca dei social network e quindi non dovrebbe sorprendermi la assidua partecipazione di tante persone a questo gruppo, la continua pubblicazione di foto con relativi commenti. D’accordo che ormai condividiamo con gli altri pensieri e stati d’animo e riflessioni, ma pubblicare una foto è diverso.

La fotografia è un oggetto inanimato che compie la magia di smuovere sentimenti, emozioni legate ai ricordi del nostro passato. Guardiamo un paesaggio e ne percepiamo l’odore, una persona e ne sentiamo la vicinanza; riportiamo in vita per qualche breve attimo lo stato d’animo della nostra adolescenza o infanzia.

Ed è per questo che la foto è una delle cose più intime che una persona può avere, e se ci pensate è sempre stata custodita gelosamente ed esibita in determinate situazioni e solo ad alcune persone: in tutte ( o quasi) le case le foto vengono conservate o in appositi album o in apposite scatoli di scarpe, meno estetici ma più funzionali, riposti in qualche cassetto, per poi andare a ripescarle in occasione di qualche evento e poi tornare a custodirle nel famoso cassetto. Eppure ogni giorno sul già citato gruppo, vengono postate (cosa mi tocca scrivere…) numerose fotografie che ritraggono non solo luoghi, ma anche persone che non ci sono più, mandando in soffitta le scatole di scarpe con annessa gelosia con la quale le custodivamo. E secondo me c’è qualcosa sotto. Il fatto di vivere sommersi di immagini in qualunque luogo e in qualunque formato, di subirle a volte (penso ai grandi cartelloni pubblicitari o ai manifesti durante le campagna elettorali) non giustifica, almeno non del tutto, il desiderio che abbiamo di condividere le nostre foto e commentare quelle degli altri.

Perché la foto è un film, è una storia che ci appartiene.

E se rendiamo gli altri partecipi delle nostre storie, se le intrecciamo con quelle degli altri, è perché ci sentiamo parte di una comunità che guarda con un po’ di nostalgia ma soprattutto con orgoglio al proprio passato. Ed è questo il punto: da tutti i commenti traspare in modo inequivocabile la nostalgia di un’isola diversa, migliore (dal mio punto di vista), forse più viva e di certo più bella.

Si sente il bisogno di aria pulita, di libertà, di spazio, di strade e piazze ingombre di motorini e macchine, ma piene di ragazzi. Sarebbe bello se riuscissimo a trasformare quella nostalgia che proviamo guardando quelle vecchie foto, in volontà per modificare le cose che non vanno, per ricostruire qualcosa di positivo di cui andare fieri caso mai tra una ventina d’anni davanti ad una birra e ad una vecchia foto.

MARCO LANDOLA


LUNGA VITA A "I RAGAZZI DEI MISTERI"

VANTO DELL'ISOLA DI PROCIDA

IERI, OGGI E DOMANI

ep_aprile2011

Dopo oltre 3 mesi di proteste
 e a 2 mesi dal Venerdì Santo
la "politica  del fare" 
si sveglia dal letargo
e accoglie finalmente 
le legittime istanze
dell'associazione che ha rilanciato 
Procida e le sue tradizioni,
che ha esportato l'estro artigianale
dell'isola e animato 
nel migliore dei modi
 la spettrale cittadella
 dell'ex penitenziario.
Ma perchè chi doveva darsi da fare
 tergiversando da oltre tre mesi, solo
ora si è svegliato dal sonno?


L’Associazione “i Ragazzi dei Misteri” comunica che, avendo accettato le

proposte avanzate dal Sindaco nell’incontro di Terra Murata del 9 u.s., con le

quali si garantisce l’affidamento all’associazione, sino alla loro

ristrutturazione, dei locali: ”cucina, museo e officina”, oltre alle 5 tende già in

suo possesso, riprenderà al più presto tutte le attività precedentemente

sospese. L’associazione coglie l’occasione per esprimere la sua gratitudine a

quanti l’hanno sostenuta, in particolare assicura la propria attenzione alle

problematiche presenti nelle altre realtà associative presenti nell’Isola.

RagazziDM

















parcheggio

parcheggio_3


















VIA
LIBERTÀ
DI PARCHEGGIARE 

GRATUITAMENTE IN CURVA

 Urge sgombrare tutta l’arteria principale da  potenziali e stanziali
 auto-killer per pedoni e passeggini

asilonoveasilo_carabinieriasilosei














Auto sdraiate rozzamente su marciapiedi gruviera, divenuti tali proprio a causa di questi pirati della sosta selvaggia, che oltre a pregiudicare i sentieri dei pedoni, li costringono addirittura a districarsi in pericolosi zig-zag, obbligandoli persino a passeggiare sullo spartitraffico. Anziane signore con le buste della spesa quotidiana, mamme con neonati o bimbi piccoli costrette a restare immobili a causa di queste antipatiche canaglie, sicurissime queste ultime che nessuno, ma proprio nessuno, irrogherà multe per divieto di sosta. E’ stato davvero brusco il passaggio dalla inflessibilità del severissimo Maresciallo Giovanni Doretto al Far West dei nostri giorni, con agenti della polizia municipale impegnati soprattutto ad irrogare al popolo delle bici, il 27 agosto 2008, dopo 3 mesi dalla morte di Girolamo Lubrano, stellari multe da 2.500 euro sino a diecimila euro (sic!!!). Invece il corteo di macchine in sosta selvaggia nei pressi dell'asilo sono tutte autorizzate a restringere la carreggiata e a impedire il transito dei pedoni sui marciapiedi. Non dimentichiamo mai cosa avvenne il 15 settembre 1994 al giovane Francesco Ambrosino, che perse tragicamente la vita proprio a causa della presenza di  auto stanziali. Complimenti ovviamente al primo cittadino che con le belle chiacchiere sta dimostrando di giorno in giorno, di aver debellato definitivamente  il nodo traffico, di tutto e di più. Secondo qualcuno, sembrerebbe, che da circa due anni stiamo vivendo magicamente nell "ISOLA DEL BUON VIVERE".
E' un vero peccato che nessuno se ne sia accorto.
 
asiloundici



 


























8 FEBBRAIO 2011 UN ANNO DOPO 
Le perplessità e i timori di chi viaggia sulle rotte del terrore

PIRATERIA
Sono già trascorsi 365 giorni dall’inizio dell’incubo della Savina Caylyn. Dopo i fiumi di inchiostro versati, pubblichiamo l’interessante intervento del direttore di macchine Gennaro Cibelli, che per circa 7 mesi l'anno è costretto a solcare le insidiose acque dell’Oceano Indiano.

La pirateria di oggi è cambiata, i veri uomini forti del business sono soggetti residenti in paesi diversi da quelli interessati dal fenomeno, sostenuti dalla criminalità organizzata e direttamente dai governi di alcuni paesi. L’aumento spropositato dei capitali investiti ha determinato una inarrestabile parabola ascendente: nei primi 6 mesi del 2011 sono state sequestrate ben 31 navi con 361 marittimi, con un relativo giro di affari di oltre 250 milioni di dollari. Se con la fine del periodo monsonico gli abbordaggi aumentano in modo esponenziale, allo stesso tempo le contromisure adottate dagli armatori sono ferme al punto zero. A causa della crisi economica internazionale i noli sono precipitati ai minimi storici, al punto che le velocità ridotte di 20 miglia/h e le rotte “consigliate” (ossia imposte!) convenienti economicamente all’armatore (e letali per gli equipaggi) diventano conseguentemente fattori che aumentano notevolmente il rischio di sequestro, nonostante la possibile presenza di guardie armate a bordo. A tal proposito gli stati stanno varando in maniera frettolosa leggi tendenti a regolarizzare solo la presenza delle guardie armate, ma non le regole di ingaggio. Secondo le leggi internazionali e lo stesso codice ISPS (International Port & Facility Code), il comandante della nave è il solo responsabile della sicurezza della nave e del relativo equipaggio e pertanto non possono sussistere ambiguità in relazione a chi debba assumere il controllo in caso di attacco, tra il responsabile della squadra di sicurezza e il comandante dell’imbarcazione, senza poi considerare eventuali problemi di coscienza e motivazioni di carattere etico-religioso. L’importazione, l’esportazione ed il transito di armi è materia disciplinata da ogni singolo stato e comporta oneri ingenti: non a caso il trasferimento di uomini e mezzi da una nave all’altra non viene effettuato né in porto né in acque territoriali, bensì in acque internazionali con i mezzi di salvataggio. Attualmente le guardie armate non superano le tre unità risultando pertanto insufficienti, spesso con problemi di pianificazione dei turni di guardia che coprono quasi sempre la sola fascia diurna, con armi di precisione a tiro singolo e sole 500 munizioni, chiaramente inadeguate rispetto alla “Santa Barbara” dei corsari. Inoltre la stessa presenza di guardie armate potrebbe comportare, in caso di aggressioni e/o sinistri, eventuali mancati risarcimenti delle assicurazioni. Infatti le polizze assicurative sono spesso disciplinate dal diritto inglese e ai sensi dell’UK MARINE INSURANCE “laddove un assicurato decida di portare avanti una difesa personale trasportando armi potenzialmente letali e laddove la stessa difesa personale sia eseguita in modo non conforme alla legge, questo potrebbe comportare l’illegalità del viaggio”. Insomma mentre la pirateria sembra ogni anno che passa sempre più invincibile, il mondo marittimo sembra essere ancora fermo all’ “anno zero”.  Gennaro Cibelli

PIRATERIA_1















la_svoltaLA SVOLTA A DESTRA ?

" Ho letto sul giornale IL CONFRONTO che CASCONE Mariano è passato nel FLI di Luigi Muro, insieme a Salvatore Costagliola, ex assessore. E’ vera la notizia ? Ma loro non erano LA SVOLTA ? Scusi sig. Mariano vorrei capire una cosa. Lei in consiglio comunale fa opposizione a Luigi Muro capo della maggioranza che decide il futuro di Procida. Poi dopo il consiglio comunale, Lei e Luigi Muro, vi vedete nello stesso partito e condividete idee e progetti per Procida e l’Italia.
Mi scusi non capisco. Urge conferenza stampa per chiarire tutto ciò. Grazie. "


Intervento di MARIO SCOTTO su www.procida.blogolandia.it




I LIBRI DA ACQUISTARE 

CHE NON POSSONO MANCARE

NELLE  CASE PROCIDANE

pascao






































PROCIDA NEL CUORE -La mitica isola negli epistolari di Juliette Bertrand Prof. Pasquale Lubrano Lavadera - Clean Edizioni

L'autore, il professore di matematica Pasquale Lubrano Lavadera, direttore di ESPRESSIONI PROCIDANE, propone un intenso e profondo epistolario lungo 22 anni, dal 1950 al 1972, tra la nota traduttrice francese Juliette Bertrand e una serie di interlocutori i cui nomi risuonano dai capitoli più significativi della nostra storia letteraria del Novecento: Moretti, Palazzeschi, Piovene, Brandi, Baldini, Moravia, Caprin, Pratolini. La grande traduttrice dimora dal 1950 a Procida dove trascorre lunghi periodi di studio e di riflessione e dove incontra gli scrittori italiani di cui traduce le opere. Lettere trasparenti e affettuose, in particolare quelle con Marino Moretti, testimonianza viva di un’amicizia vivace e dialettica che si consolida nell’atmosfera dell’isola. Un’isola di cui Moretti, inoltrandosi nei suoi giardini, dimorando nelle sue case, visitando le antiche chiese, ammirandone gli imponenti palazzi e gli antichi agglomerati urbani, sostando a lungo nei pergolati, percorrendo le viuzze strette e impervie, scopre il fascino selvaggio e primitivo. Attraverso queste lettere si scopre la straordinaria bellezza di Procida, la sua cultura, la sua storia, il suo territorio, la sua architettura. Il bellissimo libro è corredato di un ricco apparato iconografico.



materiale_altamente_resistenteMATERIALE 
ALTAMENTE RESISTENTE
Antonio Carannante  
Editore: Ad est dell'equatore 

Due giovani e brillanti ricercatori italiani accettano entusiasti uno stage negli Usa, sembra tutto bello, perfetto quasi. Ma le radici, la città da cui provengono, urlano. Tra loro c'è una storia. Vincenzoblu è uno studente universitario fuoricorso che a trent'anni fa già uso del botox. 
Un gruppo di promettenti musicisti di provincia in giro nell'Italia degli anni '70: dai primi concerti fino al successo. Nel mezzo un'amicizia forte, nel tormento di chi non si arrende al primo suono e mette perennemente in gioco il proprio talento. Un ragazzino, tra morti ammazzati e il volume assordante delle Tv delle palazzine, assiste alla claustrofobica parabola dei propri genitori in un quartiere che resiste indomito ai margini di una Napoli sempre troppo calda e appiccicosa.












ciak2
























kryptoniteLA KRYPTONITE NELLA BORSA  
di Ivan Cotroneo, Bompiani

Il libro e il relativo film furono presentati a Procida il 12 dicembre scorso. Alcune scene del film ispirato dal libro di Cotroneo sono state girate sulla nostra isola nell’aprile scorso. Napoli 1973. Peppino ha sette anni e vive in una famiglia un po’ scombinata. Quando la madre Rosaria va in depressione dopo aver scoperto che il marito la tradisce usando come alcova la FIAT 850 azzurro avion, Peppino viene adottato dai suoi zii ventenni che lo conducono per la Swinging Naples, tra feste in scantinati, collettivi femministi, comunità greche che ballano in piazza, molte nudità, qualche acido e parecchio alcool. La nonna Carmela sarta, cuce pantaloni a zampa d’elefante e accorcia minigonne, il nonno Pasquale alleva in casa una nidiata di pulcini che sottopone a torture d’amore, mentre Gennaro, che crede di essere Superman…

Da La Kryptonite nella borsa è tratto l’omonimo film, con Cristiana Capotondi, Luca Zingaretti, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni.




ciak4

































1799
PROCIDA 1799


ANTONELLA OREFICE
ARTE TIPOGRAFICA EDITRICE
L'autrice incrociando arte e letteratura
dà una rappresentazione del passato tra romanzo e tragedia. Procida ove la libertà era durata poco più di due mesi, è un microcosmo della rivoluzione, capace di rifletterne tutte le contraddizioni: speranze, timori, equilibri sociali, coinvolgimenti e ripulse. Breve è la vita della repubblica nell'isola: solo 64 giorni. Breve è anche la vita del giovane notaio Alberini, Commissario nell'isola, che invano aveva sperato di ricevere dall'ammiraglio Caracciolo aiuti per la difesa. Il suo cadavere, già in decomposizione, viene restituito dal mare di Miliscola. Emergono i luoghi della memoria: il castello dei D'Avalos, piazza Santa Maria delle Grazie, dove è piantato l'albero della libertà, il colorato porto di Marina Grande, palazzi storici, come quello Scialoja e le case più modeste del popolo.


Rosaria_Meglio
 
LE PRIME GRAZIELLE

ANNA ROSARIA MEGLIO

Associazione Culturale Isola di Graziella



Rassegna fotografica e interviste delle vincitrici della Sagra del Mare degli anni cinquanta e sessanta.












EUGENIO BON SVELA SU "OGGI"

IL BLUFF DELLE FOTO SHOCK

Il settimanale “OGGI” ha pubblicato la seconda parte del memoriale di Eugenio Bon

oggi


























Il giovane marittimo triestino sul settimanale OGGI ha svelato l’autentica “sceneggiata” delle foto che sconvolsero l’intero mondo marittimo nel mese di agosto. Dopo il quarto mese di paralisi delle trattative, si presentò un nuovo negoziatore sulla cinquantina che parlava bene l’italiano, soprannominato il “dottorino”. Fu proprio quest’ultimo che ideò un coupe de theatre: fece calare su un barchino oltre al primo ufficiale Bon, Crescenzo  Guardascione e Gianmaria Cesaro, facendo assistere al resto dell’equipaggio la scena del natante diretto sulla terraferma. Una volta che i diciannove membri dell’equipaggio furono riportati all’interno della plancia, il barchino ritornò presso la nave, trasferendo i tre ostaggi presso una angusta infermeria all’insaputa degli altri marittimi per oltre 40 giorni. Un giorno nei pressi di una piccola piscina a bordo della nave fu allestito un teatrino composto da terreno, arbusti, pietre, ciotole di riso e fagioli e ove trasferirono i tre ostaggi legati. Volti coperti e mitra puntati completarono la scenografia tesa a convincere il resto del mondo che i tre fossero prigionieri a terra e poter scattare le famigerate foto che mobilitarono le comunità coinvolte. Prima della liberazione i corsari derubarono frigoriferi, calzini e persino le mutande degli sfortunati marittimi!  Sal. Iov.

FOTO_CHOCK












Vivara, alla scoperta dell'ambiente

Conoscere la natura diventa un gioco. Le attività didattiche sono rivolte ai ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado. Proposti percorsi anche per adulti

E se il rispetto dell’ambiente, la sua valorizzazione e conoscenza fossero «un gioco»? È quello che propone l’Associazione Vivara Onlus che dallo scorso novembre ha attivato un progetto dal titolo «Procida dei giovani – laboratori e attività per minori sull’isola di Procida» promosso e patrocinato dal Csv Napoli (Centro di servizio per il volontariato). Il progetto pilota coinvolge un gruppo di venti adolescenti dell’istituto «Itnc F. Caracciolo» di Procida ma mira ad espandersi sull’intero territorio regionale. L’obvivaraiettivo è non solo quello di sensibilizzare i più giovani sul proprio patrimonio naturalistico attraverso il gioco, la manipolazione, l’esperimento ma anche mediante ciò fornire una maggiore consapevolezza di sé e del rapporto con l’altro e la natura. Il programma proposto si rifà infatti alla metodologia della pedagogia attiva che ha come principio guida lo sperimentarsi in prima persona in attività con cui promuovere lo sviluppo globale del sé.  
Fonte: Corriere del Mezzogiorno


30 ANNI FA IL NAUFRAGIO DELLA MARINA D'EQUA

equaSabato 28 gennaio 2012 dopo la celebrazione eucaristica in suffragio dei marittimi della Marina d’Equa, in occasione del trentennale della loro scomparsa, viene scoperta una epigrafe a ricordo del tragico evento, apposta sul belvedere di Terra Murata nei pressi del Palazzo De Iorio ex Conservatorio delle Orfane.

“Alla memoria dei lavoratori del mare Pietro Cibelli, Grazio Scotto di Marrazzo, Giuseppe Visaggio scomparsi, unitamente agli altri componenti dell’equipaggio, nel naufragio della M/N “Marina d’Equa”, avvenuto nel Golfo di Guascogna il 29/12/1981. Nel 30° anniversario del tragico evento l’Amministrazione Comunale, interprete dei sentimenti unanimi del popolo di Procida pose questa epigrafe a perenne ricordo del sacrificio.”

targa_mdeepigrafe_mde










TRENT’ANNI DAL NAUFRAGIO E IL DOVERE DELLA MEMORIA

Sono già trascorsi tre decenni da quel terribile giorno in cui una nave e tutto il suo inestimabile carico umano di lavoratori furono ingoiati dalla furia indomabile dell’Oceano Atlantico, in corrispondenza del Golfo di Guascogna. Il 29 dicembre 1981, infatti, alle ore 17.55 la nave mercantile Marina di Equa affondò tragicamente insieme a ben 30 giovani membri dell’equipaggio, a causa di un vento da SW forza 9 e mare con altezza di circa 11 metri. Le predette condizioni meteo causarono dapprima un notevole imbarco di acqua nella stiva e successivamente il cedimento della paratia stagna fra la stiva 1 e 2, con relativa perdita del requisito della galleggiabilità e l’ineluttabile affondamento.

30 lunghissimi anni da una terribile esperienza che sconvolse una isola che si apprestava a festeggiare entusiasta l’arrivo di un altro anno, che sarebbe stato poi ricordato come quello dei Mondiali di Spagna.  30 lunghi anni ma che non hanno minimamente scalfito il ricordo per l’immane sciagura.  Tre decenni nel corso dei quali altri sinistri marittimi, purtroppo, hanno traumatizzato l’isola come in occasioni delle drammatiche vicende del 1994 e del 1996. Un mare impietoso che nel corso dei secoli è sempre risultato croce e delizia del suo popolo, fonte inesauribile di sopravvivenza e ricchezza; ma anche macabra e gelida tomba che dolorosamente spense brevi esistenze traboccanti di sogni e di speranze, affossandole tristemente presso ignoti ed oscuri abissi marini. Alle 17.55 le chiese dell’isola hanno doverosamente ricordato questo tragico anniversario, così come ha fatto lo stesso Comune deliberando la apposizione di una lapide in corrispondenza del belvedere di Terra Murata.  In  tutti questi giorni l’isola di Procida, a trent’anni di distanza, ha dato prova di non aver mai smarrito il dovere della memoria per i propri figli, Pietro Cibelli, Grazio Scotto di Marrazzo e Giuseppe Visaggio.   Salvatore Iovine

marinapeppino_righi8












Il settimanale OGGI pubblica la prima puntata del memoriale di Eugenio Bon: 317 giorni in mano  ai pirati.

E_boneugenio_bon
















Dopo essere stato ospite alle trasmissioni televisive “Alle falde del Kilimangiaro” e “I Fatti Vostri” presentate rispettivamente da Licia Colò e Giancarlo Magalli, il primo ufficiale Eugenio Bon, ha pubblicato l’atroce odissea della Savina Caylyn sul settimanale OGGI. Secondo la versione del marittimo triestino, dopo tre giorni dalla cattura avvenuta l’8 febbraio, la nave venne raggiunta da un centinaio di altri pirati somali che per festeggiare il bottino si portarono dietro caprette da sgozzare, ringraziando Allah e sparando in aria. Davvero inquietanti i dettagli relativi alle torture subite dal direttore Verrecchia: incaprettato, abbandonato per oltre un ora sotto un sole che sfiorava i 45 gradi, minacciato con i kalashnikov, a un certo punto venne addirittura messo in una rete da calare successivamente con una gru nel mare infestato da squali e barracuda. Fortunatamente il manovratore della gru simulò un guasto tecnico che consentì al marittimo di Gaeta di sopravvivere.  Gli ufficiali legati uno accanto all’altro venivano pestati e ricoperti di insulti, tirati per le cinghie dei legacci a mezz’aria e sbattuti rovinosamente a terra.  Sarebbe opportuno che questo settimanale venisse letto da presunti showman del calibro di Gianluca Manzieri che nelle settimane scorse ha avuto persino lo stomaco per scherzare con un dramma durato ben 317 giorni di terrore.  Sal. Iov.

 

 

Leggi e diffondi

Quello che gli altri non scrivono

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con cadenza periodica né è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001
L'iniziativa è aperta alla collaborazione di tutti. Chiunque volesse inviare testi e altro materiale, può inoltrarli attraverso l'email.
TESTI E FOTO NON SONO PRELEVABILI SENZA AUTORIZZAZIONE. RIPRODUZIONE RISERVATA.
Le foto pubblicate, qualora non siano di proprietà del webmaster, sono reperite dal web.
Copyright © Procidamia.it 2001 
webmaster Raffaele Iovine 
  

  Site Map