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Giorgio
Faletti, NIENTE DI VERO TRANNE GLI OCCHI
Sebastian Fitzek, IL LADRO DI ANIME
Caspar, alla ricerca della sua identità e della sua memoria, ha come unico indizio l’eco della sua coscienza e sporadici flashback che lo conducono al fatidico errore commesso. Le strade del suo passato andranno inevitabilmente a congiungersi in quella del “ladro di anime”, sullo sfondo di una sinistra clinica psichiatrica di Berlino. Un esperimento scientifico fa da cornice a questo ipnotico psycothriller che ti possiedera’,flettendoti i nervi ed esaltandoti con imprevedibili colpi di scena fino alla fine. Dietro ogni enigma si nasconde la chiave della liberazione delle vittime; questo continuo chiamare il lettore alla partecipazione porta a un’immedesimazione che ricorda le crude sensazioni del film “L’enigmista”. L’interazione lettore-scrittore sembra essere lo scopo sottinteso di questo autore emergente che si ispira molto a Stepehen King (il quale viene anche menzionato); Fitzek ci riesce molto bene, soprattutto attraverso un particolare colpo di genio verso la fine del libro: un originale quanto insolito espediente che provocherà un sussulto, dando l’ impressione che l’autore stia spiando il lettore, materializzandosi alle sue spalle con la tecnica dello scambio diretto. Enza
Alfano, “Via da lì”
Il testo si fa leggere senza problemi, scorre bene e la storia cattura subito. Infatti, è stata proprio la trama a spingermi a comprarlo, oltre la copertina e la casa editrice. “Via da lì” parla di Carmen, un’insegnante che un bel giorno vede il suo piccolo Mattia, bambino di 5 anni, non parlare più. Il racconto ci accompagna attraverso il dolore della donna, derisa e abbandonata da tutti meno che da suo marito Lucio, grazie al quale riesce a sostenersi e ad affrontare questa disgrazia. Perché proprio a lei? Perché Mattia non parla più? La storia, per quanto sia forte e drammatica, resta fresca e leggera, ci spinge pagina per pagina, fino ad arrivare a un finale forte e risolutivo. La vicenda è ambientata a Napoli, una città che non fa solo da sfondo, ma che sembra essere la causa stessa del dramma. Nel testo c’è una critica, secondo me giusta, nei confronti di alcuni sistemi, magari anche fondamentali come lo è un asilo. Ci sono responsabilità da più parti in quella che è la vicenda del piccolo Mattia. Carmen viene colpita dal dolore, all’inizio si chiede perché accada a lei, poi decide di combattere e di non darsi per vinta e alla fine riuscirà con la sua forza a farsi amare dal lettore. Nel libro c’è una maestria da parte dell’autrice a descrivere ambienti, odori, sapori. Non posso fare altro che consigliare un libro che oltre a essere ben scritto, permetterà all’autrice di essere conosciuta. Di solito quando qualcuno entra in una libreria viene colpito solo dai testi di editori ultra noti come Mondadori, Feltrinelli, ecc… Io vi consiglio di dare uno sguardo anche a Boopen LEd che ha autori talentuosi e non da meno rispetto a queste grandi case editrici. Quello che non mi è piaciuto del libro, ma questa è una cosa che è mia personale, abituato a leggere romanzi molto voluminosi, è il rapporto tra Carmen e la sua migliore amica, che è appena descritto, ma vago e insufficiente a creare un certo spessore. Oltre questa mia opinione il libro va comprato e letto perché non ci lascerà indifferenti.
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