|
| |
Aprile 2010
Proposte di lettura
a cura di Diego DI DIO
|
Stephen
King, “
La Chiamata
dei tre”
(a cura di Davide Schiano di Coscia)
Avevamo
lasciato Roland, l’ultimo cavaliere, addormentato su una spiaggia dopo
il conciliabolo in cui il suo nemico gli aveva predetto il futuro.
Ed
è qui che lo ritroviamo qualche ora dopo, all’inizio de “La chiamata
dei Tre”
Se
nel primo romanzo titaneggiava la
figura dolente dell’ultimo Pistolero, qui King moltiplica la sua magia
per tre, riuscendo a donare al solitario eroe crepuscolare due compagni
d’arme eccezionalmente delineati: Eddie Dean, ragazzo proveniente dalla
New York dei primi anni ottanta e
Detta Walker ( e Odetta Holmes), attivista coinvolta nel movimento per i
diritti civili degli anni 60.
I
due riveleranno parecchie sorprese e saranno fonte di non pochi guai per
il nostro pistolero, qui al limite della morte.
Lo
stile, rispetto al primo libro della saga, si fa un po’ meno aulico,
meno evocativo ma molto più dinamico: l’evocazione di un mondo alieno
ormai alla fine si fa meno vivida, meno affascinante, cedendo il passo a
un numero maggiore di scene d’azione e di cliffangher ( tutto questo
senza che ne soffrano le psicologie dei personaggi, tratteggiate in modo
estremamente dettagliato, finanche quelle dei personaggi minori).
Come
nei migliori romanzi del “Re”, i protagonisti prendono vita davanti
agli occhi del lettore, entrando a far parte di quella galleria di
personaggi da cui difficilmente ci si separerà.
La Torre
Nera
è ancora lontana ma più vicina d’un passo...
|
|
Ilaria
Rossetti, “Tu che te ne andrai ovunque”
(a cura di Diego Di Dio)
Eva,
Nicola e Argo sono i tre protagonisti di una storia romantica, tesa,
struggente, indimenticabile. Nicola, professore depresso e ossessionato
dal ricordo del padre. Eva, la sorella, violinista, impegnata nella
stesura di una lettere al suo amato, e mai dimenticato, Rafik. Una lettera
che non sarà mai letta. E poi Argo, l’amico di Nico, venditore di DVD
del “Piccolo Io” e finto prete, che un giorno assiste al suicidio di
un uomo dentro una chiesa. Tre storie, finemente intrecciate sullo sfondo
di una Milano afosa e irrespirabile.
Tre
fili narrativi che, a goccia a goccia, trovano un senso e una logica nei
meandri di una vicenda che, a sorpresa, avrà il suo epilogo in un
attentato kamikaze dentro una metropolitana. Ilaria Rossetti, nata nel
1987, vince il premio LOGOS con “Tu che te ne andrai ovunque”, un
romanzo ben congegnato, architettato in maniera impeccabile, una storia
narrata con linguaggio emozionante, poetico, romantico, mai stucchevole.
Fa meraviglia che una scrittrice tanto giovane possa padroneggiare temi
così delicati (come la politica, l’amore e l’Islam) in maniera
profonda e intelligente; e soprattutto fa meraviglia che un romanzo
d’esordio riesca nella difficile impresa di adoperare una prosa mai
banale, mai ripetitiva, mai scontata.
Un
piccolo grande gioiello. |
|
Barbery
Muriel, “L’eleganza del riccio”
(a cura di Giorgio Di Dio)
Il
suo nome è Renée. Ha cinquantaquattro anni e fa la portinaia al numero 7
di Rue de Grenelle, un palazzo
signorile con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti
di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. È bassa, brutta,
grassottella, le è morto
anche il marito. Nel palazzo vivono ministri, burocrati, gente ricca,
elegante, raffinata. Dalla sua guardiola Renèe assiste alla vita
lussuosa e vuota dei suoi condomini, che la vedono come lei vuole
apparire: grassa, sciatta, scorbutica, ignorante. Ma
Renée, senza che nessuno lo sappia,
è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la
musica, la cultura giapponese. Cita i più grandi filosofi, ha una cultura
straordinaria che, di nascosto, si fa beffe dell’incultura dei suoi
padroni. Tutti gli abitanti del palazzo ignorano le sue conoscenze, e lei
sta bene attenta a tenerle ferocemente nascoste. Nello stesso palazzo
abita Paloma, figlia di un deputato, ex ministro. Ha
dodici anni ed è di un'intelligenza eccezionale, ma non vuole
farsi notare, e, a scuola pur cercando di ridurre le sue prestazioni,
rimane sempre la prima della
classe. Paloma tiene un diario in cui dichiara che ha deciso di
suicidarsi. Il suo diario contiene
la cronaca dei giorni che precedono la data in cui ha deciso di togliersi
la vita, il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno. Nel
frattempo continua a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta
di sottocultura adolescenziale ma, segretamente, osserva con occhio
critico e severo le persone e
l'ambiente che la circondano. A poca distanza l’uno dall’altro abitano
due personaggi che si nascondono, occultano
la propria natura straordinaria, mostrano
agli altri solo la facciata che
può essere da loro accettata, perché quella vera non la capirebbero. Il
terzo personaggio che entra in scena è Monsieur Kakuro Ozu, un anziano
giapponese, molto raffinato, che porta in sé il meglio del mondo
orientale. È grazie a lui che Renée
e Paloma si incontrano ed è lui che riesce a guardarle dentro e a
smascherarle, a riconoscerle per quelle che veramente sono. Il finale, con
la morte completamente inaspettata di Renée, è volutamente tragico e ad
effetto, fatto apposta per creare commozione e lasciare che il libro entri
prepotentemente nel ricordo. Poteva essere diverso e dimostrare che non
sempre le belle storie finiscono male. Renée è un riccio protetto da
aculei e, come, il simpatico animaletto, nasconde al suo interno grande
raffinatezza e immensa eleganza.
Non era necessario farla morire per farcene accorgere. |
|
Emma
La Spina
, “Il suono di
mille silenzi”
(a cura di Diego Di Dio)
Emma, la decima di
undici figli abbandonati, trascorre la sua infanzia in collegio. Un luogo
di terrore, privazione, violenza. Un lager gestito dalle suore in cui alle
violenze corporali si aggiungo le torture psicologiche, alle privazioni
alimentari si aggiunge la negazione di qualsivoglia gesto d’affetto. Le
bambine, isolate, vessate, quasi seviziate, sono sole, ognuna rinchiusa
nel proprio mondo, nella propria solitudine. Il regime collegiale, che
vieta ogni manifestazione di affetto, di vita o umanità, dal ridere al
chiacchierare, dal lavarsi al permesso di ammalarsi, circonda le orfane
come una piovra, un demiurgo maligno e onnipresente.
Durante gli anni
successivi, le bambine vengono impiegate come domestiche nelle case e
nelle ville della ricca borghesia. Ignorate, affamate, disprezzate,
vengono notate solo in quanto donne, femmine, e in quanto oggetto
ricorrente delle morbose attenzioni sessuali dei loro datori.
“Il giorno stesso in
cui ho compiuto diciotto anni, venute meno le sovvenzioni pubbliche, sono
stata buttata in strada, letteralmente, senza la minima preparazione.
Abbandonata in un deserto affollato così differente da quello che fino a
quel momento avevo conosciuto.”
Una storia commovente,
una biografia sofferta e quasi incredibile, una denuncia sociale degli
infiniti silenzi che chiedono aiuto.
Emma
La Spina
è nata nel 1960 e vive in Sicilia. Questa è la sua storia. |
| |
|
Leggi e diffondi

Quello che gli altri non scrivono
|
|