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a cura di
Porfirio Tramontana

ProcidaLIBRI
gennaio 2010
Proposte di lettura 

a cura di Diego DI DIO

Lisa Jane Smith, "IL DIARIO DEL VAMPIRO" 

Dal momento che il raptus vampiresco sembra aver mietuto vittime in tutto il mondo, ho deciso di recensire tutta la serie de "Il diario del vampiro" dell'ormai celebre - e ricca - Lisa Jane Smith. Pensata inizialmente come una trilogia, la saga è diventata una pentalogia e infine una esalogia, dal momento che il quinto libro, uscito in America col titolo "Nightfall", è stato suddiviso in Italia in due sottolibri: "Il ritorno" e "Scende la notte". Giustamente, perché far spendere ai lettori il prezzo di un solo libro, quando se ne può far spendere il doppio? Questi ultimi volumi sono i capofila di una nuova trilogia (continuazione della prima) che mi auguro - per la salute mentale di noi lettori e di lei scrittrice - continui a restare nel cassetto (il suo, non il nostro). 3D

diariodelvampiro1.jpg (61085 byte)IL DIARIO DEL VAMPIRO, Il risveglio

Elena Gilbert è una ragazza d'oro, venerata e osannata. Le amiche pendono dalle sue labbra, e lo stesso dicasi per tutti i membri della scuola Robert E. Lee. Ma un giorno arriva a Fell's Church il tenebroso Stefan Salvatore, di origini italiane, ragazzo riservato e schivo, che nasconde un terribile segreto. Elena riuscirà ad avvicinarlo e a scoprire la millenaria faida che contrappone il bravo Stefan e Damon, il suo temibile, quanto affascinante, fratello. Entrambi vampiri plurisecolari, entrambi legati da un oscuro passato. Primo volume della saga, pubblicato in America nel 1991 e in Italia nel 2008, "Il diario del vampiro - Il risveglio" è un libro tutto sommato discreto. Lo stile ha qualche pecca, ma l'ambientazione e la struttura corale del romanzo sono descritte in maniera più che buona. La trama, che non è altro se non una presentazione di protagonisti e comprimari, è scorrevole e fluida; priva - per il momento - di banalità.

newton_-_la_lotta_-_il_diario.jpg (20760 byte)IL DIARIO DEL VAMPIRO, La lotta

La lotta che contrappone Damon e Stefan Salvatore affonda le proprie radici nel diverso modo che i due fratelli hanno di vivere la propria dannazione: il primo si nutre di sangue umano, è altero, presuntuoso, egocentrico, edonista (in tutte le possibili accezioni che questa parola può comportare nella vita di un vampiro); il secondo si nutre esclusivamente di sangue animale, è riflessivo, umile, altruista. Elena Gilbert sarà l'oggetto della loro contesa. Ma in città sta per giungere una forza sconosciuta, potentissima, aliena, che sposterà l'attenzione della trama su qualcosa di cui il lettore ancora non ha contezza. Una potenza quasi mistica che viene da lontano, forse dal passato, e che riesce quasi a uccidere Stefan. La trama si fa più fitta, la prosa più scorrevole e "Il diario del vampiro - La lotta" (per molti versi superiore a "Il risveglio") induce il lettore a immergersi nel prosieguo della storia, soprattutto per due motivi. Primo: l'autrice riesce a creare affetto, quasi fratellanza, verso i personaggi. Secondo: la forza sconosciuta che sta per abbattersi su Fell's Church crea domande che riceveranno risposta solo nel volume successivo, "La furia" (che avrebbe dovuto essere l'episodio conclusivo di una trilogia che, fino a questo punto, sarebbe risultata quasi impeccabile).

il_diario_del_vampiro_la_furia_lisa_jane_smith_newton_compton.jpg (28007 byte)IL DIARIO DEL VAMPIRO, La furia

Damon, Stefan ed Elena devono stipulare una tregua per tentare di sconfiggere la forza potentissima che si è abbattuta su Fell's Church. Ben presto i tre scoprono la natura e l'origine di questa furia sanguinosa: si tratta di Katherine, la donna a causa della quale, secoli prima, Stefan e Damon si sono dichiarati odio eterno. Riemersa dalle onde del passato, rivela loro di non essere mai morta, ma di aver teso un tranello ai due fratelli nella speranza di riappacificarli. Il suo è un furore bambinesco, un odio potente che lei usa con la stessa disinvoltura con la quale un infante userebbe un giocattolo. Lo scontro finale tra lei e i tre alleati è una scena epica, memorabile, scritta benissimo: solo il sacrificio di Elena consentirà ai fratelli di sfuggire alla morte e di uccidere Katherine una volta e per sempre. "Il diario del vampiro - La furia" è, senza dubbio alcuno, il migliore dell'intera saga: il ritmo è serrato, la prosa più che buona, i dialoghi pungenti e studiati. La morte di Elena è descritta in maniera assolutamente non banale e supera le aspettative del lettore medio. Ottimo da ogni punto di vista. Per questo e altri motivi, la saga avrebbe dovuto fermarsi qui.

diario_del_vampiro_messa_nera_smith.jpg (28437 byte)IL DIARIO DEL VAMPIRO, La messa nera

Dopo la morte di Elena, dei fratelli Salvatore non v'è più traccia a Fell's Church. Infatti, per buona parte del romanzo, l'attenzione della Smith si concentra su Bonnie, una delle fidate amiche della compianta protagonista. La ragazza, che già in precedenza aveva mostrato poteri paranormali, è in realtà una strega, e si trova costretta a fare i conti con i suoi incontrollabili poteri e con le sue improvvise percezioni. Mentre Caroline - un'altra ragazza della scuola - tenta di rimettere assieme il vecchio gruppo di compagne, alcune morti e alcuni strani eventi fanno da prologo all'imminenza di una nuova forza, più oscura e misteriosa di quella de "La furia". Un potere malvagio, dall'origine sconosciuta che, ancora una volta, prenderà di mira la tranquilla cittadina. Si scopre, peraltro, che Fell's Church è una sorta di punto d'incontro di linee energetiche che attirano personaggi oscuri provenienti da ogni dove. Spunto, quest'ultimo, che verrà sviluppato nei romanzi successivi. "Il diario del vampiro - La messa nera" è, a pieno diritto, l'inizio del tracollo. La trama stenta a decollare, mancano i personaggi che hanno fatto da perno ai romanzi precedenti e la storia, nient'altro che una premessa di quanto avverrà in seguito è, per stile e contenuto, mediocre.

diario_del_vampiro_il_ritorno_smith.jpg (38503 byte)IL DIARIO DEL VAMPIRO, Il ritorno

Elena, per qualche volere misterioso promanante dall'alto, ritorna "in vita". Ma non vi ritorna né da umana né da vampira, bensì da spirito etereo, da angelo bambino che non sa ancora né parlare né muovere i primi passi. Questa è la trovata più patetica e puerile dell'intera saga, che sfiora l'illeggibile quando la Smith descrive come la ragazza-angelo, non riuscendo a stare con i piedi in terra, fluttui via come un palloncino pieno di elio; a tal punto da costringere il sempre innamorato Stefan a tenerla legata al freno a mano dell'auto per evitare che il vento se la porti. Un tranello, infine, induce Stefan ad abbandonare Fell's Chruch, lasciando l'angelica Elena in preda alle morbose attenzioni di Damon, anch'egli soggiogato da un male oscuro che ancora non ha nome. Romanzo pessimo da ogni punto di vista: dialoghi scritti malissimo, trama inesistente, trovate inconcludenti e infantili (basti pensare al diavoletto-volpe Shinichi). Alla fine del libro sembra difficile credere che l'autrice del bellissimo "La furia" possa aver concepito tale monumento alla pessima scrittura. Purtroppo, come già detto, "Il diario del vampiro-Il ritorno" non è che la prima parte di un unico romanzo, pubblicato in Italia in due episodi distinti.

il_diario_del_vampiro_scende_la_notte.jpg (30413 byte)IL DIARIO DEL VAMPIRO, Scende la notte

Elena e le sue amiche riescono, con qualche difficoltà, a dare un nome alla nuova minaccia che sta incombendo su Fell's Chruch: streghe di Salem. Ma la cittadina, ancora una volta, si rivela il punto nevralgico di una serie di forze maligne che non fanno che attirare nel medesimo luogo mostri e spiriti provenienti da vari mondi e vari universi. Come i malach, temibili creature demoniache in grado di penetrare nel corpo di una persona e impossessarsi della sua mente, della sua memoria, della sua coscienza. Caroline e Tamra ne sono due esempi palesi: possedute da queste creature oscure, hanno perso ogni parvenza di pudore, e alternano momenti a luci rosse a momenti di inspiegabile autolesionismo. "Il diario del vampiro-Scende la notte", comprendendo nient'altro che i capitoli dal 21 al 39 dell'unico romanzo "Nightfall", non può essere molto dissimile da "Il ritorno". E infatti non lo è: tra diavoletti e streghe verrebbe da ridere se non venisse da piangere. Non c'è un minimo di nesso, di filo logico o idea madre in tutto il libro. I dialoghi sfiorano l'assurdo, i personaggi non hanno ragione di esistere e la conclusione (per adesso parziale) è un minestrone di malach, streghe, vampiri, forze angeliche e demoniache, ali di ogni tipo che spuntano un po' dappertutto e quant'altro. In conclusione la saga, per conservare un minimo di dignità letteraria, avrebbe dovuto fermarsi ai primi tre romanzi, scritti più di quindici anni fa. Che la Smith abbia perso la mano e le idee, o che si sia fatta sostituire da un ghostwriter analfabeta e dislessico non lo sappiamo. Sappiamo, però, che - eccezion fatta, forse, per "La messa nera" - gli ultimi due libri non meritano di essere acquistati. Né, a mio avviso, meritavano di essere pubblicati, se non per le classiche, ormai note, ragioni commerciali che inficiano il bellissimo universo della narrativa.

PINKETTS.jpg (28235 byte)Andrea G. Pinketts, "Il Senso della Frase" 
(a cura di Davide Schiano di Coscia)

"Non so sciare, non so giocare a Tennis, nuoto così così , ma ho il senso della frase" Con questo folgorante incipit si presenta al lettore Lazzaro Santandrea, vero e proprio alter-ego dell'autore, mattatore cinico e goliardico da sempre impegnato in un paradossale braccio di ferro con la vita e la normalità. In una Milano da bere, Lazzaro s'imbatterà nel più bizzarro dei delitti, il furto di bugie. Improvvisamente, come apparsa dalle nebbie autunnali, fa la sua comparsa una misteriosa ragazza che racconta improbabili menzogne, le stesse che anni fa Lazzaro aveva sentito raccontare da Niki. Questo bizzarro avvenimento dà il via ad un'indagine in cui nulla è ciò che sembra - come Lazzaro scoprirà a sue spese. Sul suo cammino Lazzaro si troverà a dover affrontare piaghe d'autunno, Babbi Natali con pochissimo spirito natalizio e Cappuccetti Rossi in fuga. Pinketts non concede nemmeno un attimo di tregua al suo sosia di cellulosa e ce lo racconta con una scrittura ricchissima e piena d'invenzioni linguistiche. Se dopo aver letto il romanzo vi ritroverete ad usare espressioni rubate a Lazzaro e ai suoi imprevedibili amici, non preoccupatevi: vorrà solo dire che sarete stati contagiati anche voi dal "senso della frase".

BARICCO-A_seta0.gif (15369 byte)Alessandro Baricco, "Seta" 
(a cura di Giorgio Di Dio)

"Milleottocentosessantuno: Flaubert stava finendo Salambò, l'illuminazione elettrica era ancora un'ipotesi e Abramo Lincoln, dall'altra parte dell'Oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine." Baldabiou , commerciante francese, a causa di un'epidemia che ha colpito i bachi da seta di tutti i paesi europei e africani, è costretto ad affidare a Hervé Joncour una missione in Giappone per comprarne le uova. Lì lo accoglie Hara Kei, uomo potente ed enigmatico, che è sempre in compagnia di una giovane ragazza i cui occhi "non avevano un taglio orientale, il suo volto era il volto di una ragazzina." Di lei Hervé Joncour vede solo gli occhi che lo trafiggono con una malinconica danza di sguardi. Basta solo questo a renderla indimenticabile. Quando Hervé torna in Francia, alla moglie porta una tunica di seta. "Se la tenevi tra le dita, era come stringe il nulla." È questo "nulla" l'essenza del racconto di Baricco. Questa evanescenza di una storia d'amore che da sola non conta niente. Non ha alcuna importanza la trama di "Seta". Ciò che ha importanza è il tocco leggero che scivola sul mistero delle umane esistenze. L'attenzione, sottile come la seta, ai personaggi. Nel secondo viaggio in Giappone Hervé Joncour resta ospite per quattro giorni di Hara Kei. "Quell'uomo per cui tutti, in quel paese, esistevano, si muoveva sempre in una bolla di vuoto." Il vuoto insieme al nulla crea la magia dei personaggi. Una sera, durante il rito del bagno Hervé Joncour "sentì la leggerezza di un velo de seta che scendeva su di lui. E le mani di una donna - di una donna - che lo asciugavano accarezzando la sua pelle, ovunque: quelle mani e quel tessuto fatto di nulla". Col ricordo di quella donna, oramai incancellabile, Hervé Joncour ritorna definitivamente a casa dove ritrova sua moglie Helen e il Giappone sembra appartenere, oramai, ai ricordi. Poi, dopo un anno, arriva una lettera con due sole parole: " Tornate o morirò." Questa volta Harvè trova un Giappone in piena guerra civile. Insegue la carovana di Hara Kei per lungo tempo, ma non riesce nemmeno per un istante a vedere la ragazza. Non può fare altro che ritornare in patria dove a Baldabiou racconta: " Non ho mai sentito neanche la sua voce" e dopo un po': "È uno strano dolore. Piano. Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai". Un giorno gli arriva una lettera dal Giappone. È di una malinconia incredibile, struggente. È la descrizione su carta di riso - così uguale, così perfettamente uguale - del sogno che ha portato con sé. Solo alla fine scopre che a scriverla è stata la moglie, nel frattempo morta. Solo troppo tardi capisce che l'amore, quello vero, è sempre stato lì a due passi da lui. "Seta" è il soffice tocco delle cose, è lo sfiorare dell'acqua di un gabbiano che non si tuffa mai. È una storia che inizia con un uomo che attraversa il mondo e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento.

profumo.jpg (25394 byte)Patrick Susskind, "Profumo" 
(
a cura di Porfirio Tramontana)

"Profumo" è un libro abbastanza lungo e basato su di un unico personaggio centrale, Jean Baptiste Grenouille, immaginario ma posizionato in una credibile Francia del '700, ancora lontana dalla Rivoluzione. Su questa premessa viene però costruito uno dei personaggi più singolari della letteratura contemporanea: sporco, gretto, animalesco, grottesco, un po' surreale, alieno e del tutto invisibile ai suoi simili, eppure dotato di una volontà ferrea, di una sua logica primordiale e della quasi sovrumana capacità di esprimersi tramite elementi olfattivi. Profumi, odori e tutto ciò che è in grado di sollecitare i recettori olfattivi sono il suo mondo, nel quale l'arte, la musica, la parola sono solo mezzi di comunicazione inefficaci e non utilizzati. Seguiremo Jean Baptiste in tutta la sua vita eccezionale ma invisibile, dapprima catalogandolo come un diverso, un pericoloso per poi doverlo riconsiderare. Quale sarà il giudizio finale del lettore su questo personaggio? Di condanna, di abominio, di perdono, di venerazione? In ogni caso non sarà facile dimenticarsene!

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ultimo aggiornamento: 02/11/2010