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a cura di
Porfirio Tramontana

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I libri del mese - FANTASCIENZA [ottobre 2009]

 

Dennis Lehane, 
L'ISOLA DELLA PAURA 
l'isola della paura
(recensito da 
Stefania Costagliola)
Stefania Costagliola
"L'isola della paura" di Dennis Lehane è un ottimo libro. Non è un capolavoro, ma ha una trama originale e inconsueta, narrata con stile fluido e scorrevole; capace di momenti ironici, romantici, ma anche pieni di suspence. La storia ha un'ambientazione particolare: un'isola strana, maledetta, in cui l'agente federale Teddy Daniels, e il suo nuovo collega Chuck, sono mandati per risolvere un caso di persona scomparsa in un ospedale psichiatrico. Ma sull'isola niente è quello che sembra. L'atmosfera dell'isola, inquietante da subito, ci turba, ci lascia intimiditi. Sembra quasi che voglia farci del male. Il lettore vive in prima persona le pene di Teddy, perseguitato da fantasmi che sembrano farsi più concreti man mano che ci si avvicina alla verità. E quanto più la verità è vicina, tanto più sembra crescere la pazzia del protagonista. Così, incubo e realtà si intrecciano, si confondono. Per Teddy Daniels non sarà facile lasciare l'isola, perché forse l'ha già lasciata una volta, tanto tempo prima. Alla fine, la soluzione dell'enigma costringe a rivedere tutto quello che si è letto in una prospettiva completamente diversa.
Josè Saramago, 
CECITA'
cecità
(recensito da 
Porfirio Tramontana)
Porfirio Tramontana
Lo schema di "Cecità" è quello di molti romanzi di Saramago: si parte senza preamboli e senza esitazioni con una situazione impossibile o quanto meno improbabile: nelle "Intermittenze della morte" le persone smettevano di morire, ne "L'Uomo Duplicato" si assisteva a un'inspiegabile caso di clonazione; qui, invece, si assiste, impotenti, al diffondersi di una improvvisa quanto inarrestabile pandemia di cecità. Tutta la popolazione di una città, di una nazione, forse del mondo, diventa improvvisamente e completamente cieca. A partire da quest'evento destabilizzante, Saramago traccia i mutamenti di tutta la società civile, mostra come possano crollare o mutare tutte le sue certezze e le sue convinzioni, il tutto visto dagli occhi dell'unica persona che, senza ragione o logica alcuna, continua a vedere e ci mostra questo nuovo mondo. Lo stile di scrittura di Saramago è anch'esso inconfondibile: nessun dialogo, mai un'interruzione, quasi mai un "punto e daccapo": egli mette a dura prova l'attenzione e la concentrazione del lettore ma - posso testimoniare! - riesce a conquistarlo nella storia, invitandolo a immaginare, parallelamente, il proprio mondo di Cecità.
Sam Savage, 
FIRMINO 
firmino
(recensito da 
Marcella Scotto di Fasano)
Marcella Scotto di Fasano
Opera prima di Sam Savage, questo libro uscito in sordina è diventato presto un caso internazionale. "Firmino" è un topo nato da una madre alcolizzata, in un libreria di Boston negli anni Sessanta. E' l'ultimo di una nidiata di 13 cuccioli, il più piccolo, fragile e sempre malaticcio, destinato a una morte precoce. Ma un giorno scopre i libri, prima come nutrimento del corpo, e poi della mente... impara a leggere e grazie ai libri riesce a riscattarsi..., ad inventarsi una vita propria... Un libro bellissimo e a tratti malinconico, dedicato a tutti quelli che amano leggere, che hanno fatto della lettura un piacere, a cui piace emozionarsi....ed è impossibile arrivare all'ultima pagina senza avere gli occhi lucidi.... (io ho pianto a dirotto)....
Margaret Mazzantini, 
VENUTO AL MONDO 
venuto al mondo
(recensito da 
Ida Gangheri)
Ida Gangheri
Difficile riassumere in poche righe un romanzo così straripante di emozioni. La storia di un amore di coppia imperfetto come tanti, la storia dell'amore conflittuale e unico tra madre e figlio, le sorprese che la vita, a volte, ci riserva dopo le pugnalate, una guerra giovane,un giovane di oggi. E' la storia di Diego e Gemma, una coppia "strampalata, su cui nessuno avrebbe scommesso un'unghia[…]Così diversi, lui dinoccolato, io sempre un po' rigida, con le borse sotto gli occhi,il cappottino austero. Invece i mesi passavano,le nostre mani erano sempre l'una nell'altra per strada,i nostri corpi dormivano vicini senza darsi noia, come due feti nello stesso sacco[…]" Sergio Castellitto lo ha definito un "capolavoro"…e, sinceramente, per me non era affatto un giudizio di parte.
Ray Bradbury, 
FAHRENHEIT 451 
fahreneit 451
(recensito da 
Porfirio Tramontana)
Porfirio Tramontana
"Fahreneit 451" è una delle più celebri e celebrate distopie della letteratura fantascientifica moderna. In essa si evoca un mondo futuro nel quale vengono minati alla base tutti i concetti di cultura e informazione. Il titolo ricorda la temperatura alla quale brucia la carta, ben nota al protagonista Montag, che appartiene a quelli che un tempo furono i vigili del fuoco ma sono ora dotati di lanciafiamme per distruggere libri, giornali e tutto ciò che è di carta. Come in altre opere distopiche, assisteremo alla ribellione dell'individuo contro l'intero sistema, oppressivo come quello immaginato da Orwell in "1984" ma da esso fondamentalmente diverso. Trasposto in un ottimo film da Truffaut negli anni '60, è stato più volte citato, sia a proposito che a sproposito, come monito da chi teme una società nella quale l'informazione possa essere controllata e omologata.
Dominique La Pierre, 
LA CITTA' DELLA GIOIA 
la città della gioia
(recensito da 
Ida Gangheri)
Ida Gangheri
"La città della gioia" è un inno alla vita…proprio lì dove è costantemente negata. E' la storia vera di un prete francese che lascia tutto facendosi povero tra i più poveri del mondo per accogliere e fare suo l'insegnamento più grande di Cristo: amare il prossimo più di se stessi. E' la storia vera di un giovane medico americano che lascia le cliniche di lusso per una delle tante bidonville di Calcutta. E' la storia vera dei lebbrosi, dei miserabili, degli uomini risciò, di tutte quelle persone alle quali la vita non ha dato mai nulla,ma che nel loro cuore, nella loro anima, nei loro occhi portano la luce del mondo! Una straordinaria storia di coraggio, di povertà, di disperazione, di Amore incondizionato. Un romanzo che ci invita a guardarci dentro, a guardare la nostra vita come un dono unico, speciale, prezioso, che è riduttivo valutare solo in base a quello che possediamo.
Alessandro Baricco, 
OCEANOMARE 
oceanomare
(recensito da 
Diego Di Dio)
Diego Di Dio
Pubblicato nel 1993, "Oceanomare" è il capolavoro di Alessandro Baricco. Presa in prestito dallo scrittore Joseph Conrad, la locanda Almayer è il luogo dove prendono vita e corpo tutti i personaggi. Uomini e donne surreali, immaginifici, partoriti dalla fervida inventiva dell'autore: dal pittore Plasson che vuole dipingere il mare col mare, al professor Bartlebloom che studia il concetto di limite; dal bambino che regala i sogni, alla dolcissima Elisewin, intimorita da tutto e da tutti. Diviso in tre sotto-libri, l'opera colpisce per le anime di cui è popolata, ma soprattutto per il suo stile narrativo: uno stile inconfondibile, una poesia che si fa prosa, un continuo dipingere e ridipingere fatto di immagini suggestive, idilliache, parole ripetute infinite volte, eppure mai ridondanti. I semi gettati in "Castelli di rabbia" sono germogliati, e quello di Baricco è diventato un manifesto letterario, un sapiente e a tratti pleonastico uso della lingua italiana. Alla fine di tutto, sarà solo l'inquilino della settima stanza della locanda, ultimo personaggio a fare la sua comparsa, a dipanare la fitta trama del libro. Personaggio che, in fondo, potrebbe essere lo stesso Baricco, che si allontana a passi nudi sulla spiaggia, mentre dietro le sue spalle crolla tutto il mondo da lui stesso creato.
 

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ultimo aggiornamento: 02/11/2010