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Di Procida raccontano già Virgilio, Dionigi di Alicarnasso, Plinio, Strabone e Ovidio indecisi ad accomunare nel nome di Pythaecusa le isole di Ischia e Procida. Tito Livio precedente ad essi pensa di sciogliere l'ambiguità distinguendo Aenaria (Ischia) da Pythaecusa (Procida). Ma le ipotesi si susseguono numerose e talvolta anche fantasiose. Alcuni autori sostennero che le città costiere
dell'antichità, come ad esempio Troia, venivano fondate in preferenza davanti
ad isolotti utilizzati come naturali roccaforti per la difesa della città. Tale si ritenne la funzione di Procida rispetto a Cuma (Kyme in greco) e quindi Procima. Dionigi si rifà invece al fatto che la geografia flegrea prenderà origine dal mito della fondazione troiana di Roma e dalle gesta di Enea. Se Gaeta ne è la nutrice, Miseno il trombettiere, Ischia il ricovero della flotta (AEnaria), Procida prende il nome da una parente dell'eroe sepolta nell'isola. Ma molto più probabilmente, invece, il nome Procida non fu che una derivazione del verbo greco prochyo (in latino profundo). Procida sarebbe quindi profusa, messa fuori, sollevata, dal mare ovviamente. La sua origine vulcanica avalla con più vigore questa tesi.
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