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Chi vuol esser procidano?

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a cura di
Porfirio Tramontana


"I MISTERI" DEL VENERDÌ SANTO : TRADIZIONE SALVATA O ROVINATA?

Cari lettori, o meglio,cari "navigatori", l'argomento che voglio proporvi è stato certamente discusso molte volte e tante sono state le cose dette e altre ancora quelle non dette. La mia riflessione parte dall'interno, da chi vive da sempre questa tradizione,quest'evento che ti fa sentire procidano e per 40 giorni ti fa vivere e ri-vivere emozioni sempre più belle e crescenti. Negli anni ovviamente i cambiamenti sociali e culturali che hanno investito ogni campo di interesse non hanno certo risparmiato la tradizionale preparazione e processione dei "misteri". Eppure essa resiste, dura, vince ogni anno battaglie organizzative,amministrative,sociali e chi più ne ha più ne metta. Senza divagare troppo dall'argomento che voglio trattare passo subito al nocciolo della questione. Come si evince dal titolo del mio articolo-riflessione, vorrei porre alla vostra attenzione ciò che si è fatto e che si fa per cercare di tenere vivo l'interessa e quindi la tradizione della processione del venerdì santo a Procida. La maggior parte degli isolani credo che sia contenta dell'associazione che è stata istituita da alcune persone volenterose per dare la possibilità a tutti di poter usufruire di uno spazio dove poter costruire le proprie opere da portare poi per il tradizionale percorso. Diciamo subito che è assolutamente da apprezzare una tale iniziativa e che sostanzialmente ha attecchito abbastanza fra i ragazzi o comunque fra "gli addetti ai lavori" dei misteri. Sono state create strutture (seppur mobili), sono stati rivitalizzati spazi che prima erano abbandonati, sono stati coinvolti ragazzi più piccoli e talvolta anche alcuni genitori. Tutto ciò sempre per tenere vivo l'interesse e quindi far sopravvivere uno degli avvenimenti(forse l'unico) più belli e suggestivi che la nostra isola possa offrire. Quello che mi chiedo e che chiaramente chiedo a voi è se tali iniziative abbiano travisato leggermente,dico leggermente il senso pieno di ciò che stavano andando a difendere. Credo che si voleva difendere la possibilità di vedere ancora comitive di ragazzini che "a piedi" e ripeto "a piedi" si caricavano a spalla legno, pitture,carta e quant'altro occorrente per relaizzare un "mistero"degno di tal nome. Difendere la caratteristica, a mio avviso peculiare, dei "portoni" ; quel luogo gentilmente concesso dagli abitanti di tutta l'isola ai ragazzi per un determinato periodo. La ricerca del "portone" è sempre sta un grande problema per chi si accingeva a riunirsi per il venerdì più interessante dell'anno ma ciò nonostante faceva parte del grande impegno che tutti volevano (e vogliono) mettere in queste opere. Ancora, difendere la semplicità, la sana concorrenza fra i vari gruppi, la "gelosia" che consisteva nel non far entrare qualche visitatore troppo curioso durante l'ultima settimana di lavoro. Ecco tutte queste cose credo si debbano difendere e credo,ma è solo la mia opinione, che questo non sia stato fatto e che anzi sia stato seppellito da questa eccessiva comunanza di spazi e dal continuo cercare standard che potessero andare bene per tutti i gruppi. Ripeto la mia stima per iniziative del genere ma mi sento di dissentire dal modo in cui sono state messe in opera. Credo che invece, la forza di tale iniziativa avrebbe dovuto essere quella di fare in modo o almeno tentare di spiegare agli abitanti proprietari di "portoni" e ai ragazzi che c'è bisogno di cooperazione e collaborazione per far sopravvivere una tradizione centenaria e attraverso le istituzioni normativizzare il tutto. Intendo dire che forse si poteva responsabilizzare alcuni rappresentanti dei vari gruppi, impegnandoli socialmente,civilmente e legalmente nel garantire per l'uso del "portone" in un periodo prestabilito, rispettando orari e regole prese in concertazione, di comune accordo. Ovviamente il discorso è di non facile realizzazione ma credo che sul lungo periodo si possa attuare attivandosi in tempo e non solo in prossimità dell'evento. Mi riferisco ai ragazzi che dovrebbero organizzarsi in inverno stabilendo di che spazio avranno bisogno e in che periodo, mi riferisco alle istituzioni che dovrebbero tenere vivo l'interesse generale e applicarsi per capire i punti e i luoghi dove tutto ciò potrebbe realizzarsi, mi riferisco alle associazioni, ai genitori e chiunque abbia un minimo a che fare con questo discorso affinchè si adoperino per ottenere cambiamenti veramente significativi. Non è sufficiente uno spazio dove per la maggiore si crea confusione e dove si va completamente oltre il senso principale della processione. Un luogo dove si possa sfoggiare la nuova automobile o la nuova moto e dove si possa bere un birra senza essere visti dai genitori, un luogo che può essere trasformato in una scusa per fare più tardi la sera. Mi spiace, ma è quello che purtroppo si legge tra le righe di un'apparente felicità per avere la possibilità di "fare il mistero". Voglio chiudere ripetendo e sottolineando ancora una volta quanto siano importanti iniziative del genere, non solo per non perdere le nostre antichissime tradizioni ma anche per tenere vivo l'interesse culturale fra gli isolani e quindi tenere viva la nostra Procida. Ho voluto soltanto invitare a qualche riflessione su cosa sia davvero una tradizione ed in particolare la tradizione dei "misteri", poi è chiaro che ognuno resta con le sue idee e può formarsi una sua opinione in merito.
Articolo ricevuto via e-mail da A.

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ultimo aggiornamento: 02/11/2010