ProcidaMia

Prima Pagina Itinerari Procida 
dentro e fuori
Ricerche Storia Territorio Archivio Libri

Interviste

Per la tua posta
non andare alla Posta


Da oggi a Procida c'è

Via SS. Annunziata 38
La Giovine Compagnia
Per i tuoi viaggi
NUOVA
GRAZIELLA TRAVEL
Coro Polifonico di San Leonardo
coro.jpg (6431 byte)

Ascolta

ProcidaQuiz

Chi vuol esser procidano?

versione per

Residenti
e
Turisti

a cura di
Porfirio Tramontana

Pubblichiamo il delizioso articolo di Alberto Fanti apparso sul giornale locale "L'agorà" 

L'ULTIMO CIUCCIO

 La società in cui viviamo è in continua evoluzione, la tecnologia fa ogni giorno passi da gigante abbattendo nuove frontiere di ricerca e la nostra vita, di conseguenza, cambia radicalmente. La nostra isola, seppure in ritardo ed in modo lento, ha sempre assorbito le innovazioni che il progresso di volta in volta ha creato. Tuttavia a Procida, c'è ancora qualcosa che sopravvive e resiste all'incalzare delle nuove tecnologie e che contribuisce a dare un tocco di colore alla frenetica vita moderna: l'ultimo ciuccio con cui un arzillo signore, imperterrito al caos del nostro traffico, continua a vendere in giro per Procida i prodotti della propria terra, proprio come si faceva nel passato. La figura di questo ciuccio che si muove tra le auto e del suo mitico conducente, mi ha sempre affascinato perché mi piacciono tanto le situazioni di vita che si rifanno al nostro passato. Così deciso a fare quattro chiacchiere col proprietario del ciuccio, sono sceso per Via Campo Inglese ed ho chiesto dove poterlo trovare. Mi sono così trovato alla fine della stradina, con davanti l'ultimo pezzo di terra (ma è meglio chiamarla parula) prima della spiaggia di Ciraccio. Noto il parularo in fondo che lavora seduto. Mi avvicino camminando per il viottolo che separa due "quadre" di terreno e giunto a destinazione, mi presento e chiedo se posso fargli un'intervista. Salvatore, il parularo, acconsente. - Tu sei l'ultimo possessore di un ciuccio a Procida, da quanti anni lo possiedi? - Da più di cinquant'anni, è una vita. Esattamente dal '45, appena tornato dalla prigionia presi un ciuccio ed iniziai a fare questo mestiere. Ne ho cambiati 4-5, l'ultimo l'anno scorso. Inizio a sorprendermi, perché non sapevo che Salvatore fosse stato prigioniero di guerra. Continuo con le domande, ma so già di aver trovato un altro argomento di discussione. - Come mai non sei passato al furgone? - Perché nel dopoguerra non si poteva scendere al Cavone in furgone. In ogni caso non mi piace il furgone. Mi piace il ciuccio perché così vado dove voglio e posso fare i controsensi. E scoppia in una fragorosa risata. Poi continua: - Il ciuccio è più caratteristico. Pensa che mi hanno fatto migliaia di foto ed ho partecipato come comparsa in molti film, tra i quali quello con Troisi e quello girato di recente con la Cucinotta. - Quanti ciucci c'erano cinquant'anni fa? - Quaranta, cinquanta. Venivano utilizzati sia per andare a vendere i prodotti delle parule, che per lavorare vicino a "U' ngigno", che serviva per tirare su l'acqua dai pozzi e distribuirla tramite dei canali alla parula. Prima non c'erano le macchine e si poteva camminare più facilmente col ciuccio, anche standogli seduto sopra di traverso. - Nostalgia? - Era meglio di ora. La roba si vendeva. Ora ciò che si vende è tutta roba di serra. E' roba di cuntratiemp. Prima si campava, ora no. Ora tengo ancora il ciuccio per vendere i miei prodotti e per far passare il tempo, per passione. Anche il ciuccio è una passione. E scoppia in un'altra fragorosa risata. Devo ammettere che il personaggio che mi trovo davanti è di una genuinità e di una simpatia travolgente. Decido di saperne di più sul ciuccio. - Ci vuole fatica per mantenere un ciuccio? - Molta. Ora sono anziano. Se il ciuccio è giovane, vuole correre. Il ciuccio è un animale "triste". Il ciuccio vuole camminare e se tempo fa ero io a mantenere lui, ora è lui a mantenere me. - Cosa ne pensi dei tempi che corrono? - Ora si vive da signori, mentre prima ci si arrangiava. Si viveva tutti insieme, c'era il lume a petrolio che illuminava la casa, un solo bagno, non c'erano le comodità di oggi. Ma poi ritorna quasi per incanto a parlare del ciuccio e mi spiega… - Per sapere l'età del ciuccio, devi sapere che l'ultimo dente gli spunta a quattro anni e se lo possiedi da quando è piccolo, puoi regolarti sulla sua età. - Si stava meglio prima nella miseria oppure adesso nel benessere? - Meglio prima. Il cibo era buono e genuino, le persone erano più buone, il paese più calmo. Si viveva bene, anche senza soldi. Ora ci sono troppi soldi. - Ma il ciuccio come si chiama? Sorride prima di rispondere, ma poi con grande sicurezza dice… - Caterina, Francesca, Loredana. Non dico mai lo stesso nome ai turisti che me lo chiedono. E giù un'altra risata. - Io ricordo da piccolo che c'erano diversi ciucci che circolavano con i loro carichi di verdura. Vicino casa mia abitava Pasquale Ambrosino, detto Biancone. - Pasquale faceva la barda al ciuccio. - La barda? E che cos'è? - Serve per posare sul ciuccio le sporte entro cui mettere i prodotti. Una volta c'erano diverse persone che erano specializzate a svolgere lavori sul ciuccio, come ad esempio la zoccolatura, il taglio dell'unghia, la pulitura. Ora per far pulire il ciuccio devo chiamare una persona che viene a Procida solo per questa funzione, ma ti fa un piacere. Una volta veniva periodicamente un pulitore perché c'erano tanti ciucci. Ma stai scrivendo anche questo? - Si. Hai qualche aneddoto da raccontare? - Sono stato chiamato per fare pubblicità e film. Comunque una volta mi trovavo a Marina Grande, dal lato della Lingua perché stavo portando dei prodotti ad un fruttivendolo. Avevo legato il ciuccio vicino ad un palo, quando uscito fuori non l'ho più trovato. Era scappato e si era diretto in direzione dell'ex macello. Non poteva scappare, l'isola è come un carcere, dove vai? Un'altra volta ancora mi capitò la stessa cosa con un ciuccio femmina che era abilissima a sciogliere i nodi con i denti. Mi trovavo alla Via Arsa (Via Magenta n.d.r.) presso una mia zia. Come al solito avevo legato il ciuccio ad un palo, ma poi non lo trovai più. Scesi verso Sant'Antonio, percorsi la strada fino a casa, ma del ciuccio niente. Mia moglie rideva, io imprecavo, ma poi pensai di ritornare alla Via Arsa. Percorsi un'altra direzione rispetto a prima e ritrovai, in mezzo ad un prato, il ciuccio che mangiava l'erba. - Com'è di carattere il ciuccio? - Il ciuccio è un animale testardo. Però capisce. Se a mezzogiorno non gli porti il cibo che vuole lui, inizia a ragliare. Quando la mattina torno a casa dalla vendita, non appena arrivo a Via Campo Inglese, subito il ciuccio imbocca la stradina in discesa, mica scende alla Chiaiolella. Il mio ciuccio conosce la via. Mi rendo conto che il ciuccio per Salvatore non è un semplice animale su cui fare affidamento per il proprio lavoro, ma è qualcosa di più, quasi uno di famiglia. Poi ritorno a chiedergli della guerra e della prigionia. - Allora sei stato prigioniero di guerra? - Sissignore! Sono partito imbarcato il 9/1/43 sulla silurante Antares. Ricordo ancora la matricola: 115648. Il 28/5/43 ci trovavamo nel porto di Livorno, quando alle ore 11 dei quadrimotori nemici ci bombardarono. La nostra nave fu colpita e ci mandarono in licenza limitata a casa per otto giorni. Poi ritornammo a Livorno , ma la nave era inutilizzabile. Andammo a Tolone e il giorno 8 di settembre, alle 8 del mattino, il generale Badoglio firmò l'armistizio. Alle 8 e 05 vennero i tedeschi con i mitra spianati e ci diedero tre opzioni: lottare contro l'Italia, essere processati, essere mandati ai lavori forzati. - E tu cosa scegliesti? - Io andai dove andavano tutti e così mi ritrovai in Germania a lavorare in una fabbrica di mattoni prima ed in una miniera poi. In seguito arrivarono gli americani e nel giugno del '45 ritornai in Italia. Due giorni dopo il mio sbarco a Procida presi il ciuccio di famiglia per iniziare questo lavoro. Incredibilmente durante il racconto dei fatti di guerra, Salvatore riesce ancora a rimbombare in una grossa risata. Sono venuto per parlare del ciuccio e mi ritrovo a parlare di lavori forzati in periodo di guerra. Stiamo per salire dalla parula, ormai il Sole è tramontato e Salvatore ha finito di raggruppare degli odorosissimi finocchi in mazzetti. Passiamo vicino alla stalla e lui, il ciuccio, quasi che avesse capito l'argomento della nostra conversazione, raglia. Salvatore apre la stalla e mi mostra il ciuccio. Scopro che è una femmina, perché per strada le femmine sono più tranquille. Poi continua a raccontare. - Una volta un mio ciuccio uscì dalla stalla e mangiò una quadra di cavolfiori. Cioè fece come le zoccole che mangiano un po' qua e un po' là. Poteva mangiarsi due cavolfiori, ed invece ne morsicò tantissimi. Ma devi scrivere anche questo? L'intervista è finita, ma mentre stiamo risalendo la quadra di terreno, Salvatore mi fa un'ultima confessione. - L'otto di maggio di quest'anno mi è morto il ciuccio ed avevo deciso di non prenderne altri. Sono stato due settimane in casa senza uscire ma stavo morendo di nostalgia, non sapevo cosa fare. Così ho deciso di prenderne un altro. Quando morirà questo ciuccio, morirò anch'io. Dopo aver salutato Salvatore ed averlo ringraziato per l'intervista, ritorno a casa contento perché ho incontrato una persona veramente eccezionale, che è stata capace di andare avanti per la sua strada, a modo suo, incurante alle innovazioni tecnologiche. Poi ripenso al fatto che quello rimasto, è l'ultimo ciuccio di Procida e che quando non lo vedremo più per le nostre strade, il progresso avrà fatto il suo dovere.

 

Leggi e diffondi

Quello che gli altri non scrivono

Elezioni 2010
il voto di Procida

Comunali
Regionali

Vuoi collaborare con noi?

scrivi a:
info@procidamia.it

 

Copyright © Procidamia.it 2001 
webmaster Raffaele Iovine 
ultimo aggiornamento: 02/11/2010