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a cura di
Porfirio Tramontana

Vera Vergani

Attrice - Milano 06/02/1894 - Procida 22/09/1989

Vera Vergani è stata principalmente attrice di teatro, apprezzata sia per la venustà della sua figura che per l'accuratezza raffinata di interprete. Eppure, tra il 1917 ed il 1921, diretta da registi come Genina, Caserini o il francese Gaston Ravel, è apparsa in una dozzina di film che, seppur in qualche caso stigmatizzati dalla critica, ebbero comunque un vasto riscontro di pubblico e contribuirono a consolidare la popolarità e la stima della Vergani. È nel 1916 che l'attrice viene cooptata nell'olimpo cinematografico nazionale, sempre avido di adornare i titoli di testa dei film con nomi di prestigio. Ed il nome di Vera Vergani, «prima attrice con Ruggero Ruggeri» è un marchio di garanzia. L'occasione le è data quando, durante l'estate, la compagnia è a riposo: Giovanni Xilo, proprietario della Monopol-Film di Roma, le propone di interpretare due film i cui soggetti originali scritti da Genina sono da tempo in attesa dell'interprete ad hoc; si intitolano Il presagio (1916) e La menzogna (1916) e vennero realizzati contemporaneamente, utilizzando lo stesso cast e gli stessi tecnici in uno stabilimento della Cines affittato per la bisogna. Il presagio, come annota la pubblicità, è «il dramma di una donna bellissima che sembra nata per la gioia degli occhi e per l'amore e invece solleva capricci effimeri e tragica passione»; La menzogna è la truculenta vicenda di una donna pronta a sacrificare la sua onestà per salvare il marito, ma - rassicura il volantino - «la giustizia che protegge le anime buone alla fine prevarrà». I film non hanno un'accoglienza molto confortante, l'attrice viene accusata di tradimento (del teatro). «È come una notte senza un raggio di luna» - scrive un recensore, e Vera, dopo questo risultato, non vuol più sentir parlare di cinematografo. E fa bene perché, ritornata al teatro, riprende a mietere successo e critiche oltremodo entusiastiche come protagonista di lavori di Pirandello, Guitry e D'Annunzio. Il ritorno al cinema avverrà nel 1919. Barattolo, patròn della Caesar, le offre di interpretare, diretta da Roberto Roberti, il regista della Bertini, tre film tratti da grandi lavori teatrali, Dora o le spie (1919) da Sardou, La paura d'amare (1920) da Niccodemi, Giulia di Trécoeur (1921) da Feuillet. I critici storceranno un po' il naso sulla realizzazione dei film, ma l'interpretazione di Vera verrà più volte sottolineata da sostanziosi elogi per il registro drammatico privo di forzature di testi che sono pienamente nelle sue corde professionali. Seguirà un altro film tratto da Niccodemi, La volata (1919), dove Vera è nelle vesti d'una intrepida aviatrice, «fulgida espressione del nuovo» - scrive un recensore che vede nell'aviazione «la più limpida emergenza dei tempi». L'attrice interpreterà ancora La modella (1920) da una commedia di Testoni, La buona figliola (1919) da Sabatino Lopez, Fior d'amore (1921) ancora da un lavoro di Niccodemi, Caterina (1921) da Lavedan e qualche altro lavoro minore, ripetendo sullo schermo, di cui ha ormai intuito vizi e virtù, le performances già espresse sul palcoscenico. Ma dopo Vittima(1921), film strappalacrime e piuttosto trascurabile, tornerà definitivamente al teatro. Nell'Enciclopedia dello Spettacolo, Ettore Capriolo così la definisce: «Bella senza suscitare l'idea del peccato, elegante d'una eleganza che non essendo eccentrica, può anche essere imitata, è brava, anche se forse di una bravura senza sorprese e senza avventure».

Da Le dive del silenzio, Le Mani, Genova, 2001.

Nipote del marionettista Vittorio Podrecca e sorella del giornalista e autore teatrale Orio, debuttò nel 1912 con la compagnia Benini. Due anni dopo entrò a far parte della Talli-Melato-Giovannini e nel 1916 diventò primattrice della compagnia di R. Ruggeri. Trascorse gli anni fondamentali della sua carriera nella compagnia di D. Niccodemi, dove dal 1921 fu primattrice per nove stagioni, affiancando L. Cimara. Di questo periodo va ricordato il suo contributo a due prime assolute pirandelliane, quelle dei Sei personaggi in cerca d'autore (1921) e di Ciascuno a suo modo (1924). Attrice affascinante ed elegante, si ritirò a soli trentacinque anni, dopo aver interpretato per l'ultima volta al Teatro Manzoni di Milano (gennaio 1930) uno dei testi a cui è legata la sua fortuna, La figlia di Iorio di D'Annunzio.

Si ritirò dalle scene dopo il matrimonio con Leonardo Pescarolo, comandante procidano, da cui nacquero due figli cui furono imposti gli stessi nomi dei genitori, Vera (moglie del regista Giuliano Montaldo) e Leonardo (produttore cinematografico).

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ultimo aggiornamento: 02/11/2010